Billy Joel: grande pianista, pessimo automobilista.

Giuseppe Cesaro ·

“Sei il pianista: cantaci una canzone, abbiamo tutti voglia di melodia e tu devi farci stare bene… c’è una folla niente male per essere sabato, il manager mi sorride perché sa che sono venuti qui per sentire me e dimenticare la loro vita per un po’: il piano suona come una fiera, il microfono odora di birra, si siedono al bar, mi lasciano la mancia nel bicchiere e mi dicono: Amico, che ci fai qui?" È “Piano Man” (1973, 421esima tra le 500 più grandi canzoni di sempre, secondo Rolling Stone) autobiografia in note degli inizi della carriera di Billy Joel, uno dei più grandi songwriter pop-rock del secondo Novecento. Tanto a suo agio tra gli ottantotto tasti di ebano e avorio, quanto a disagio su due e quattro ruote, malgrado la forte passione che lo lega a entrambe.

Incontri un po' troppo ravvicinati

17 aprile 1982 – 35 anni fa – il musicista newyorchese inaugura una stagione di singolari incidenti stradali, che sembra quasi destinata a non interrompersi più. È in sella alla sua Harley Davidson 1978 quando, a un incrocio piuttosto tranquillo tra New York Avenue e West Ninth Street a Huntington – una cittadina della Contea di Suffolk, al centro dell’isola di Long Island – ha un incontro un po’ troppo ravvicinato con l’auto di una gentile signora del luogo. Trasportato al Columbia Presbyterian Medical Center di New York viene sottoposto a un piccolo intervento chirurgico al polso destro e al pollice della mano sinistra. Niente di serio: riprenderà la sua attività pochi mesi più tardi. Il centralino dell’ospedale viene subissato dalle telefonate allarmate dei fan, tanto che Joel deve pregare i suoi ammiratori di interrompere le chiamate, per evitare che “le persone che stanno davvero male trovino tutte le linee intasate”.

Alcol o depressione?

All’inizio del secondo Millennio, gli incidenti si moltiplicano, tanto che i media cominciano a parlare di vera e propria ondata. Qualcuno associa quegli episodi ai problemi di alcol che hanno costretto l’artista a sottoporsi ad alcuni periodi di riabilitazione. In più di una intervista, però, Joel nega che gli incidenti dipendano dall’alcol e li attribuisce a una profonda depressione seguita all’attacco alle Torri Gemelle del 11 settembre 2001. “Mi sono trovato in una sorta di annebbiamento mentale che non ha niente a che fare con le sbronze", dichiara, "la testa non funzionava: non riuscivo a rimanere concentrato e, dopo l’11 settembre, sono caduto in una depressione davvero profonda”. La tragedia che ha colpito la sua amata città natale gli ha letteralmente “tolto il fiato” e l’idea che “un uomo possa fare cose del genere a un altro uomo” lo ha ferito in profondità.

Contro la casa della nonnina

Aprile non è decisamente il mese fortunato del nostro: il 25 aprile 2004, infatti, sfascia la terza macchina in due anni. L’ex moglie Christie Brinkley – la super-top model anni ’80 alla quale è dedicata la frizzante “Uptown Girl” (1983: nel video Joel interpreta un meccanico colpito e affondato dal fascino della modella, che si è fermata con la Rolls proprio nella sua officina, e che lui rapirà, portandola via in sella a una rombante Harley rossa) – si chiede pubblicamente se sia il caso che la loro figlia se ne vada in giro con un padre così. “Grande pianista, ma pessimo automobilista” commenta E News!. Cos’era successo? Joel - al volante di una Due Cavalli del 1967 – aveva perso il controllo, era uscito di strada a Bayville (Contea di Ocean, New Jersey), finendo contro la casa della novantaquattrenne Maria Dono.

L’anziana signora, che non aveva la minima idea di chi fosse Joel, una volta informata dei fatti, ha commentato con inaspettato cipiglio: “È meglio che venga ad aggiustarmi la casa: sono più che certa che i soldi non gli mancano!”. “Sembrava imbarazzato per aver perso il controllo della macchina”, ha dichiarato un poliziotto della Contea, che non ha rilevato tracce di alcol o sostanze stupefacenti. “Non riesco a credere di aver fatto un altro incidente!”, gli aveva confidato la rockstar - uscita solo per comprare una pizza – che, nel 2002, aveva avuto un incidente a East Hampton e, nel 2003, era finita contro un albero a Long Island.

La moto, Billy e il "Boss"

11 Novembre 2016: si festeggia il “Veteran’s Day” (la festa dedicata a reduci e caduti americani di tutte le guerre, istituita nel 1919 dal presidente Woodrow Wilson, per celebrare l’armistizio che, l’11 novembre 1918, aveva messo fine alla Prima Guerra Mondiale e che nel 1954 ha cambiato nome per onorare tutti i soldati che hanno servito gli USA, ndr.), Bruce Springsteen è fermo con la moto in panne, a lato di una strada del New Jersey. Un gruppo di veterani biker della Freehold American Legion si accosta e lo aiuta a ripartire. Il Boss ringrazia, offre da bere, lascia una mancia, rimonta in sella e riprende la sua strada.

Qualche giorno dopo Billy Joel è in concerto al Madison Square Garden. Poco dopo aver eseguito “Born To Run” (1975, uno dei più grandi successi di Springsteen: numero 18 nella famosa lista delle 500 più grandi canzoni di tutti i tempi di Rolling Stone) si rivolge alla folla: “Ho letto che la moto di Bruce si è rotta e che lui è rimasto a piedi. Merda!, ho pensato: speriamo che non sia la moto che ho messo su per lui!” (Nel 2010 Joel ha aperto uno store-museo di moto vintage a Oyster Bay, Long Island). “Allora l’ho chiamato – ha proseguito la rockstar: 'Bruce che moto era quella che ti ha lasciato a piedi?' 'Quella che mi hai dato tu!', mi ha risposto. Mi sono scusato. 'Nessun problema', mi ha detto". Tutto è bene quel che finisce bene. Morale: il "Boss" sarà anche “Nato per correre”, forse, però, è meglio che eviti di farlo con le moto del suo amico Billy. 

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· di Giuseppe Cesaro

Bruce Springsteen, 50 anni con la chitarra in mano e più di 40 in viaggio a raccontare splendori e miserie del sogno americano. Metafora preferita: l'auto.