La ricetta del Governo per la mobilità.

Michele Giardiello* ·

Il Documento di Economia e Finanza (DEF) presentato nei giorni scorsi dal Governo al Parlamento, contiene le strategie per il rilancio delle infrastrutture di trasporto e della logistica, partendo dalla necessità di assicurare al nostro Paese le opere necessarie alla crescita e allo sviluppo dell’Italia.

Siamo di fronte ad una svolta: gli obiettivi che si intendono realizzare sono chiari. L’analisi mette in evidenza le carenze dei comparti, mentre il confronto con gli altri Paesi evidenzia il gap che l’Italia deve recuperare. L’approccio del documento è di medio-lungo periodo e affonda le radici nel Piano Generale dei Trasporti e della Logistica, approvato dal Parlamento nel 2001. Un Piano mortificato da un’impostazione priva di programmazione per la realizzazione delle infrastrutture, che ha generato la Legge Obiettivo che si è dimostrata un mero elenco di opere con risultati lontani da quelli auspicati.

Il DEF sottolinea la necessità di riaffermare un metodo basato sulla Pianificazione (a partire dall’individuazione degli obiettivi e delle strategie), sulla Programmazione (che attraverso il Documento Pluriennale di Pianificazione definisce i Progetti di fattibilità e le priorità) e sulla Progettazione (con progetti definitivi ed esecutivi per realizzare infrastrutture snelle condivise e che prevede anche la revisione dei progetti in corso d’opera).

La progettazione è la fase più innovativa e contiene almeno tre elementi che meritano di essere sottolineati: coglie le opportunità fornite dalle tecnologie avanzate; supera il concetto di sostenibilità con una visione più ambiziosa verso la conservazione del territorio e la salvaguardia degli equilibri climatici, attraverso anche la valorizzazione del paesaggio; mette in condivisione i progetti, in linea con le nuove forme di consultazione pubblica.

Il documento contenuto nel DEF riproduce una fotografia scattata in un recente studio dell’ACI e della Fondazione Caracciolo, dove il confronto con le città europee è imbarazzante per le differenze degli standard di trasporto pubblico su gomma oltre che per le diverse dotazioni di linee metropolitane e tranviarie. Gli squilibri sono modali e territoriali, e riguardano la qualità dei servizi, la velocità commerciale, la sicurezza e il comfort. Bisogna quindi pianificare un nuovo Progetto di mobilità urbana che abbia chiaro il quadro delle risorse e le priorità. L’integrazione di strategie e di sistemi deve riguardare porti, interporti e piattaforme logistiche intese come moderno sistema industriale basato su filiere di produzione. Le ferrovie continuano ad attrarre solo una minima parte del traffico merci e passeggeri, dove si registra una crescita imputabile sostanzialmente all’Alta Velocità. La strada continua ad assorbire oltre il 90% del traffico di persone e cose, con tutte le conseguenze in termini di congestione, inquinamento e incidentalità.

Unico appunto al documento del Governo riguarda il tema della sicurezza stradale: sarebbe stata opportuna una proposta alla luce degli ultimi dati sull’incremento dei morti sulle strade, dopo un decennio di costante riduzione. È poi urgente rivedere e rifinanziare il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale, visto che le ultime risorse - notevolmente decurtate – risalgono al 2009.

* Direttore Studi e Ricerche della Fondazione ACI Filippo Caracciolo

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